{"id":156,"date":"2021-06-26T13:05:03","date_gmt":"2021-06-26T13:05:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/?p=156"},"modified":"2021-07-24T14:43:08","modified_gmt":"2021-07-24T14:43:08","slug":"tesi-2-la-fase-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/2021\/06\/26\/tesi-2-la-fase-internazionale\/","title":{"rendered":"Tesi 2 &#8211; La fase internazionale"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201c\u2026 Se la classe dominante ha perduto il consenso, cio\u00e8 non \u00e8 pi\u00f9 \u00ab dirigente \u00bb, ma unicamente \u00abdominante\u00bb, detentrice della pura forza coercitiva, ci\u00f2 appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono pi\u00f9 a ci\u00f2 in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati\u201d. (A. Gramsci)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal nostro ultimo congresso la situazione internazionale \u00e8 mutata profondamente. Alle diverse espressioni della crisi del capitalismo e della globalizzazione, se n&#8217;\u00e8 aggiunta una senza precedenti: la crisi sanitaria, come conseguenza della pandemia globale del Covid-19. Faremmo un grave errore se pensassimo che la crisi sia il risultato della pandemia di coronavirus: gi\u00e0 da prima, tutti gli indicatori avvertivano dell\u2019approssimarsi di una crisi, che il COVID-19 fa solo precipitare e generalizzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fase politica internazionale \u00e8 caratterizzata da uno scontro aperto tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese, e tra Stati Uniti e Russia, individuati come \u201cminacce strategiche\u201d. Continua la crisi del neoliberismo, con il ristagno della domanda interna sia nei centri, che nelle periferie dell\u2019economia globale, aggravato dalla pandemia; il relativo declino dell\u2019egemonia dell\u2019imperialismo statunitense e del dollaro (che gode ancora del privilegio di essere la principale valuta delle transazioni internazionali) e l\u2019apparizione delle \u201cmonete digitali\u201d; continua l\u2019 aggressivit\u00e0 degli Stati Uniti per riaffermare il proprio dominio e contrastare il passaggio verso Est dell\u2019economia planetaria; \u00e8 in corso il ridisegno degli equilibri globali, con la ristrutturazione del mondo per aree di influenza geopolitiche e l\u2019emersione di altri poli (BRICS), nonostante le loro importanti differenze economiche, politiche, militari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contro i disegni unipolari degli Stati Uniti, il multilaterialismo \u00e8 positivo e va sostenuto (anche attraverso l\u2019azione dei BRICS). Ma questo polo, nel suo insieme, non propone una diversa idea di modello economico e sociale su scala globale. Non \u00e8 questo l\u2019obiettivo del nazionalismo russo di Putin, n\u00e8 del protagonismo diplomatico ed economico del governo cinese. Non c\u2019\u00e8 nessun \u201ccampo\u201d progressivo o tantomeno socialista, che rimetta in discussione le logiche del dominio neo-liberiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa competizione non \u00e8 solo tesa a modificare le ragioni di scambio tra Paesi, ma si gioca anche sull\u2019estensione delle aree assoggettate a politiche neo-imperialiste in altre parti del mondo mentre, allo stesso tempo, in diversi Paesi vi sono tentativi di costruzione di esperienze socialiste, con caratteristiche differenziate e i cui caratteri \u00e8 importante approfondire.<br>Le politiche interne di Biden, che alludono a un disegno neo-keynesiano, si infrangono su una politica internazionale che rilancia la sfida economica e la superiorit\u00e0 militare, uscendo dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 praticata dall\u2019amministrazione Trump e cercando di incamerare l\u2019Unione Europea nel proprio blocco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al declino relativo del proprio ruolo egemonico, gli Stati Uniti hanno finora risposto con la forza militare e con l\u2019espansionismo della NATO in Europa orientale in funzione anti-russa. Al recente vertice di Bruxelles (giugno 2021), la NATO ha ribadito la decisione presa al vertice di Bucarest del 2008 sull\u2019entrata dell\u2019Ucraina nell&#8217;Alleanza, con il Piano d&#8217;azione per l&#8217;adesione (MAP), con gravi rischi di approfondire il conflitto contro le auto-proclamate repubbliche indipendenti in Doneck e Lugansk. La NATO si espande anche in America Latina con l\u2019ingresso della Colombia come \u201csocio globale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strategia \u201cNATO 2030\u201d conferma un\u2019alleanza di guerra che serve gli interessi del complesso militare-industriale, e non dei popoli, che in nessun modo garantir\u00e0 la sicurezza.<br>Una delle grandi debolezze della Cina deriva dalla necessit\u00e0 di soddisfare le proprie esigenze commerciali, in particolare quelle energetiche, via mare: ci\u00f2 ha da tempo trasformato le acque adiacenti alla Cina, in particolare il Mar Cinese Meridionale, nell&#8217;epicentro del conflitto globale del XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il preteso dominio unipolare occidentale si contrappone aggressivamente alla Cina, che rifiuta il ruolo di puro mercato, con la crescita vigorosa della sua capacit\u00e0 produttiva e tecnologica, l\u2019offensiva attorno alla Nuova via della seta\u201d (One Belt, One Road) e la \u201cdiplomazia dei vaccini\u201d. La &#8220;Dottrina del dominio permanente&#8221; (DDP) lanciata nel 1992, che non stabiliva chiaramente quali sarebbero stati i rivali della potenza imperialista una volta eclissato il mondo bipolare, ha lasciato il posto alla &#8220;teoria del caos costruttivo&#8221; durante l&#8217;amministrazione di George W. Bush, con cui Washington ha cercato di affermare la sua egemonia dopo gli attacchi terroristici dell&#8217;11 settembre 2001. Gi\u00e0 allora, era stata enunciata la necessit\u00e0 di &#8220;accerchiare&#8221; la Cina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la crisi provocata dalla diffusione della pandemia ha messo in discussione i principi ideologici del capitalismo, ha indebolito il potere degli USA e la loro capacit\u00e0 di egemonia sul resto del pianeta. Quasi nessuno Stato vede negli Stati Uniti un riferimento per le misure da prendere per affrontare l&#8217;emergenza, n\u00e8 si \u00e8 rivolto a loro per ottenere aiuti economici o sanitari, come in altri tempi. Viceversa, decine di Paesi si sono rivolti alla Cina, che appare come un esempio di come superare la crisi sanitaria. La stessa Italia ha chiesto aiuto alla Russia e a Cuba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Crescono le tensioni fra le potenze, insieme ai conflitti \u201ccommerciali\u201d sempre pi\u00f9 acuti, cos\u00ec come la competizione per garantirsi accesso a risorse e mercati, con l\u2019esplodere di nuove guerre e conflitti, pi\u00f9 o meno di \u201cbassa intensit\u00e0\u201d. La fase mondiale \u00e8 quindi segnata dal rilancio di una logica da guerra fredda, sia sul terreno economico, che su quello politico-militare, dall\u2019instabilit\u00e0, dall\u2019approfondimento della concorrenza, dalla crescente tendenza alla guerra. Il rischio che la guerra \u201ca pezzi\u201d (come ricordato anche da Papa Bergoglio) diventi \u201corganica\u201d \u00e8 una tragica e concreta possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, la pandemia ha squadernato le contraddizioni del modello neo-liberista, che ha mercantilizzato i bisogni urgenti delle popolazioni. Non mancano le risorse e i mezzi per soddisfare i bisogni sociali e preservare il pianeta, ma questo sistema \u00e8 incapace di utilizzarli a beneficio della maggioranza della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo Stato di eccezione planetario<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia ha accentuato una tendenza gi\u00e0 in atto, ma gi\u00e0 eravamo immersi in uno Stato di eccezione planetaria, con il drastico restringimento degli spazi democratici la crisi sociale irrompe nella politica nelle societ\u00e0 diseguali e insicure del neoliberismo, ma con rapporti di forza globali sfavorevoli alle forze comuniste e di trasformazione.<br>Negli ultimi quattro anni la minaccia reazionaria si \u00e8 diffusa in tutto il mondo: \u00e8 sempre pi\u00f9 chiara la incompatibilit\u00e0 tra capitalismo neoliberista e democrazia, con un preoccupante risorgere del pericolo fascista. Non si tratta solo di esperienze geograficamente lontane come quelle degli Stati Uniti, del Brasile o delle Filippine. Anche nell&#8217;Unione Europea ci sono gi\u00e0 governi esplicitamente autoritari, come in Ungheria o in Polonia, e formazioni di estrema destra fascista hanno un preoccupante consenso, come in Francia o in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, la globalizzazione neo-liberista ha cambiato profondamente le sue antiche caratteristiche di un mondo egemonizzato dall\u2019occidente ed unificato dal mercato. Siamo immersi in una gigantesca transizione verso un Nuovo Ordine Mondiale, con una ristrutturazione del capitale a comando oligarchico su scala globale. Questo comando ha le caratteristiche del \u201ccesarismo-populismo tecnocratico\u201d.<br>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nelle sue prospettive economiche per il 2021 ha evidenziato gli effetti di una recessione pi\u00f9 grave di quella del 2009 ed il rischio di crollo del sistema. Lo stesso FMI, insieme alla Segretaria di Stato al tesoro USA Janet Yellen, tra gli altri, raccomandano un maggior prelievo fiscale ai ceti pi\u00f9 abbienti, per trovare le risorse necessarie ad affrontare la crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella fase post-pandemia, le politiche di austerit\u00e0 sono sostituite dall\u2019intervento di spesa pubblica, non omogeneo nei vari Paesi, mentre si riorganizzano le catene globali della fornitura, che si accorciano e si fanno pi\u00f9 spesse.<br>Allo stesso tempo, assistiamo a una maggiore concentrazione e centralizzazione del capitale e della ricchezza attraverso la distruzione di forze produttive e intensificando lo sfruttamento delle lavoratrici dei lavoratori, per recuperare la caduta del saggio di profitto. Nei primi tre mesi di quest\u2019anno le fusioni fra imprese nel mondo hanno mosso circa 1.300 miliardi di dollari, cifra record degli utimi quarant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lungi dal favorire politiche di cooperazione tra Stati, la pandemia ha acuito la concorrenza intercapitalista per guadagnare nuovi mercati di sbocco alle produzioni, cos\u00ec come la concorrenza tra territori per attrarre capitali. Il neoliberismo ridefinisce il ruolo dello Stato, anche attraverso la ragnatela planetaria dei trattati (dapprima TTIP, CETA, TISA\u2026 e, ultimo in ordine di tempo, il Trattato di libero commercio tra la UE ed il Mercosur): sono trattati disegnati dalle imprese multinazionali per garantire la remunerazione del capitale (ponendo in secondo piano le stesse regole del WTO), attraverso la privatizzazione dei servizi pubblici, la deregolamentazione dei diritti del lavoro e degli standard ambientali.<br>In questo quadro, \u00e8 importante approfondire l\u2019analisi e le relazioni anche con il continente africano, in cui contemporaneamente agiscono spinte neocoloniali, fondamentalismi e crescita di societ\u00e0 civile organizzata che non si rassegna ad un destino di precariet\u00e0, oppressione o migrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Corsa agli armamenti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u201980,4% della produzione globale di armi e sistemi d\u2019arma \u00e8 controllata da multinazionali di bandiera del blocco euro-atlantico e dei Paesi che con questo hanno accordi strategici. Russia e Cina si contendono il rimanente 19,6%. Le vendite complessive (quindi non solo le esportazioni) rivelano implicitamente anche l\u2019entit\u00e0 del riarmo interno, oltre alla concreta minaccia verso l\u2019esterno, nonch\u00e9 il ruolo economico trainante della corsa agli armamenti. Le multinazionali occidentali coinvolgono direttamente nella propria filiera industriale militare decine di Paesi in ogni continente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa internazionalizzazione della filiera bellica ha sostanzialmente tre obiettivi: assicurarsi quote di mercato, veicolare accordi strategici, stabilire alleanze militari.<br>In questo quadro si muove il pesante riarmo europeo dominato dall\u2019asse franco-tedesco, mentre il dibattito sulla cos\u00ec detta \u201cAutonomia strategica\u201d si sviluppa attorno alle posizioni divergenti di due Paesi: la Francia (con un budget militare che si avvicina a quello russo) si propone come guida e piattaforma di proiezione dello scomposto neocolonialismo europeo, mentre la Germania intende mantenere un rapporto di internit\u00e0 strumentale nella NATO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia rilancia il suo atlantismo appoggiando da un lato la posizione della Germania e dall\u2019altro stringendo importanti accordi industriali\/militari con la Francia (comprese missioni e basi in Mali e Niger), e cercando di riacquisire un ruolo strategico in Libia dove si \u00e8 espansa la Turchia di Erdogan. In tali aree sar\u00e0 dislocato il contingente militare italiano precedentemente impegnato in Afghanistan, dove l\u2019ennesima missione militare ha lasciato il Paese nelle mani di una nuova alleanza fondamentalista, in presenza di circa 16.000 mercenari (contractors).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nostro Paese (o meglio il complesso militare-industriale italiano) ha messo a sistema la professionalizzazione delle FF.AA. e la loro trasformazione in un corpo di spedizione, la conversione di Finmeccanica (oggi Leonardo) in un asset dell\u2019hi-tech militare globale e la presenza di basi strategiche statunitensi sul proprio territorio, per aggiudicarsi la \u201cterza posizione\u201d nella compagine militare-industriale europea. Proiezione di forza oltre confine e industria bellica sono cos\u00ec diventati i capisaldi della trentennale politica estera belligerante dell\u2019Italia, mentre il ministero della Difesa abbandona alla loro sorte migliaia di soldati colpiti da gravi patologie contratte a causa dell\u2019esposizione all\u2019uranio impoverito in Iraq e nei Balcani.<br>L\u2019intero complesso militare-industriale \u00e8 uno dei principali inquinatori globali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di conseguenza, la militarizzazione, i conflitti per l\u2019accesso alle risorse naturali e il cambiamento climatico hanno impatti devastanti sulle condizioni di vita, soprattutto nel Sud del mondo. Entro il 2050, saranno circa 200 milioni i rifugiati climatici alla ricerca di nuovi luoghi pi\u00f9 abitabili in cui vivere. Nel suo rapporto \u201cNATO 2030\u201d, ipocritamente la NATO definisce l\u2019aumento del numero di rifugiati climatici come una minaccia da cui \u201cproteggersi militarmente\u201d.<br>Il nostro Paese si pone inoltre come avamposto di una possibile guerra termonucleare partecipando al programma di Nuclear Sharing della NATO, ossia ospitando decine di testate nucleari presso le basi di Ghedi ed Aviano e dotandosi degli F35 da impiegare nel bombardamento nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un mondo multipolare l\u2019Italia continua ad essere una servit\u00f9 militare degli Stati Uniti: la battaglia per esigere la rimozione degli ordigni nucleari statunitensi e l\u2019uscita dell\u2019Italia dalla Nato diventa quindi centrale per una ricollocazione strategica del nostro Paese all\u2019insegna della neutralit\u00e0, della distensione, del disarmo e della cooperazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il socialismo del XXI secolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prospettiva del socialismo del XXI secolo \u00e8 per noi l\u2019alternativa alla barbarie con l\u2019esplosione di razzismi e xenofobia, la strage di migranti che si continua a consumare nel Mediterraneo, il dilagare dei conflitti e delle aggressioni armate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 nostro compito lavorare per il rilancio dei movimenti contro la guerra e per la pace, per la drastica riduzione delle spese militari, il disarmo e la riconversione dell\u2019industria bellica, l\u2019uscita dalla Nato, contro i Trattati di Libero Commercio. Riaffermiamo la solidariet\u00e0 internazionalista con i popoli in lotta per la propria liberazione: con il popolo curdo, per la rimozione del PKK dalla lista UE delle organizzazioni terroriste e la liberazione del suo presidente Ocalan (alle cui proposte sull\u2019autogoverno ed il confederalismo democratico guardiamo con attenzione), mentre rinnoviamo la nostra solidariet\u00e0 con l\u2019 HDP; con il popolo palestinese contro l\u2019occupazione, per il riconoscimento dello Stato di Palestina e contro gli accordi Italia-Israele per la liberazione di Marwan Barghouti e delle migliaia di prigionieri politici, (tra cui 300 tra bambini e minori) rinchiusi nelle carceri israeliane; con il popolo saharawi per la sua autodeterminazione e la fine del conflitto con la potenza occupante del Marocco; contro il bloqueo a Cuba per l\u2019assegnazione del Premio Nobel alla brigata medica cubana \u201cHenry Reeve\u201d; a fianco del Venezuela bolivariano contro il quale \u00e8 in atto la guerra di quarta generazione da parte dell\u2019imperialismo statunitense e della UE; a sostegno della mobilitazione del popolo Colombiano repressa con ferocia omicida, in un silenzio complice che copre le nefandezze del socio globale NATO; per la libert\u00e0 di Julian Assange e di Patrick Zaki.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci battiamo contro l\u2019Europa di Frontex e dell\u2019Esercito europeo, per un diritto di asilo europeo, contro gli accordi con la Libia e la Turchia che condannano alla morte e alla tortura milioni di donne e uomini. Col pretesto del contrasto alle migrazioni considerate illegali, Ue e Italia continuano a stringere accordi che in cambio di commesse militari legittimano regimi autoritari nel Sahel come nel Medio Oriente e nei Paesi del Golfo. Questo sta rendendo inesigibile il diritto d\u2019asilo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre la solidariet\u00e0, siamo impegnati a rafforzare gli spazi di riflessione e costruzione, per la costruzione di un\u2019agenda comune con le sinistre sia dell\u2019 Europa, che di altri continenti (in particolare con il Foro di Sao Paulo in America Latina) per essere all\u2019altezza delle sfide dell\u2019oggi.<br>A partire dall\u2019Europa, la nostra priorit\u00e0 \u00e8 quella di una battaglia politica insieme alle altre forze della sinistra radicale, anticapitalista ed antimperialista con una convergenza di obiettivi che potr\u00e0 concretizzarsi solo con la mobilitazione e pressione congiunta dei movimenti sociali e delle forze politiche nei vari Paesi.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><a href=\"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/2021\/06\/26\/tesi-indice\/\">Indice<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c\u2026 Se la classe dominante ha perduto il consenso, cio\u00e8 non \u00e8 pi\u00f9 \u00ab dirigente \u00bb, ma unicamente \u00abdominante\u00bb, detentrice della pura forza coercitiva, ci\u00f2&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/2021\/06\/26\/tesi-2-la-fase-internazionale\/\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\">Tesi 2 &#8211; La fase internazionale<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-156","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-tesi","entry"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=156"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":455,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/156\/revisions\/455"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}