{"id":150,"date":"2021-06-26T13:01:05","date_gmt":"2021-06-26T13:01:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/?p=150"},"modified":"2021-07-24T20:07:45","modified_gmt":"2021-07-24T20:07:45","slug":"tesi-5-siamo-partigiane-i-della-costituzione-nata-dalla-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/2021\/06\/26\/tesi-5-siamo-partigiane-i-della-costituzione-nata-dalla-resistenza\/","title":{"rendered":"Tesi 5 &#8211; Siamo partigiane\/i della Costituzione nata dalla Resistenza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 siamo comuniste e comunisti, lottiamo per l&#8217;alternativa di sistema. La Costituzione, infatti, rappresenta uno strumento di potenziale transizione, ovviamente non priva di rotture, per un&#8217;uscita dalle politiche liberiste. Crediamo nel &#8220;diritto diseguale&#8221; di Marx. Nella &#8220;Questione ebraica&#8221;, Marx denunciava il tentativo borghese di creare un&#8217;uguaglianza astratta, rimuovendo la disuguaglianza sociale. Perci\u00f2 pensiamo che il fondamento della legalit\u00e0 costituzionale sia nel secondo comma dell&#8217;art. 3 della Costituzione: &#8220;\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221;.<br>Non crediamo ad una democrazia formale: la democrazia deve aggredire le disuguaglianze economiche, altrimenti \u00e8 pura finzione. Se il secondo comma dell\u2019articolo 3 della Costituzione afferma il carattere sostanziale, cio\u00e8 sociale e non soltanto formale, della democrazia, ricordiamo il titolo III, e in esso gli articoli 41, 42 e 43, ove sono posti limiti fondamentali all\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0 economica privata, sino a prevederne l\u2019esproprio e la consegna allo Stato o a comunit\u00e0 di lavoratori o di cittadini. Non meno importante \u00e8 la sottolineatura che \u201cla legge determina i programmi e i controlli opportuni perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali\u201d. L\u2019elemento della programmazione e del ruolo della mano pubblica \u00e8 qui ben altra cosa dal primato della \u201cmano invisibile\u201d del mercato, regolatore di tutti i rapporti sociali.<br>La libert\u00e0 politica \u00e8 forte quando \u00e8 forte il conflitto sociale. La sfida democratica sar\u00e0, nei prossimi anni, oligarchia contro partecipazione di massa, autorganizzazione, autogoverno. Sar\u00e0 affermazione, anche nella struttura istituzionale, del pensiero unico del mercato e delle compatibilit\u00e0 dei processi di valorizzazione del capitale contro la nostra concezione di esigibilit\u00e0 dei diritti sociali, come paradigma non comprimibile e non alienabile (dal diritto al lavoro, al reddito, all&#8217;abitare, alla sanit\u00e0, alla formazione).<br>Il neoliberismo accresce il populismo penale. Si sta rafforzando una vera e propria architettura globale di sorveglianza. Scrive giustamente Shoshana Zuboff: &#8220;stiamo pagando per farci dominare. Va detto basta!&#8221;. Non a caso cresce una miriade di imprese specializzate nel mercato del &#8220;controllo securitario&#8221;: riconoscimento facciale, sorveglianza biometrica, ecc. Perch\u00e9 &#8220;siamo in guerra&#8221;, dicono i governanti con una colossale mistificazione. La realt\u00e0 \u00e8 che la societ\u00e0 securitaria prospera nel contesto della pandemia. La pandemia diventa il &#8220;nemico invisibile&#8221;: attraverso questo passaggio di senso comune, lo &#8220;Stato di eccezione&#8221; rischia di diventare norma. Il nostro avversario principale \u00e8 il &#8220;populismo tecnocratico&#8221;, di cui il &#8220;governo dei migliori&#8221; \u00e8 emblema. Il &#8220;bonapartismo&#8221; dell&#8217;uomo che incarna la moneta, solo al comando, non contrasta affatto il populismo nazionalista, anzi alimenta sommosse vandeane. Il nostro antifascismo \u00e8 alternativo alla confusa sommatoria senza principi e valori del sistema dei partiti di Stato, al nuovo arco istituzionale (incostituzionale) costruito intorno ai processi di accumulazione del capitale. Esso, infatti, cova nelle viscere dello sfruttamento, del patriarcato, dell\u2019aggressione all&#8217;ecosistema, nel sovversivismo fascista. Espelle dalla scena pubblica, emargina il conflitto agito da movimenti sociali antiliberisti e anticapitalisti; non tollera dissenso, opposizione radicale, pensieri alternativi. Si indebolisce ed evapora lo Stato sociale, spesso sostituito dallo Stato penale. Questo accentramento ordoliberista del dominio del capitale convive (anzi \u00e8 complementare) con l&#8217;articolazione territoriale, periferica, nella quale si consolidano aggregazioni integrate di interessi, che non configurano affatto &#8220;democrazia di prossimit\u00e0&#8221;, ma potentati predatori locali. Da questa dialettica distorta tra bonapartismo centrale e potentati locali pu\u00f2 crescere, nel senso comune, l&#8217;idea della necessit\u00e0 del presidenzialismo come unico strumento per tenere unito, con strutture e piglio autoritari, un paese frantumato, spaesato, frastornato. E&#8217; l&#8217;altra faccia della crisi della democrazia costituzionale, che si intreccia con il venir meno dei canali della rappresentanza (dai partiti, ai sindacati, ai corpi intermedi); con l&#8217;adozione di sistemi elettorali maggioritari, vere e proprie &#8220;leggi truffa&#8221;, che cancellano la presenza istituzionale delle minoranze critiche; con un sistema mediatico ridotto a segmento organico alle strutture padronali; con il trasferimento del potere decisionale reale al di fuori del Parlamento e delle assemblee consiliari.<br>La legge costituzionale sulla riduzione lineare del numero dei parlamentari \u00e8 frutto di mera demagogia populista volgare. Anche il ruolo e la funzione degli enti locali e territoriali sono indeboliti dalla riduzione del numero dei componenti delle assemblee consiliari (una vera e propria &#8220;riduzione di democrazia&#8221;), dalle giunte regionali e comunali diventate &#8220;squadre&#8221; al servizio di presidenti e sindaci, da sistemi elettorali non proporzionali, che non permettono l&#8217;accesso delle minoranze critiche. Basti pensare al sistema elettorale regionale, ultramaggioritario ed ultrapresidenzialista. Cos\u00ec come occorre intervenire sull&#8217;obbrobrio istituzionale della \u201clegge Del Rio\u201d, ritornando all\u2019elezione diretta di province e citt\u00e0 metropolitane. All&#8217;indebolimento delle assemblee elettive, corrisponde l&#8217;abnorme proliferare di comitati tecnici, agenzie, commissariamenti, rapporti decisionali tra esecutivi, scavalcando i controlli parlamentari ed aggirando i controlli popolari. Il nostro giudizio \u00e8 netto: la &#8220;postdemocrazia&#8221; sta soppiantando , con la svolta autoritaria, lo Stato di diritto. Ci poniamo, tra gli altri, alcuni compiti immediati:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) Innanzitutto, battersi per l&#8217;approvazione di una legge proporzionale senza soglia di sbarramento. Costruiremo, insieme ad ampi settori democratici, una &#8220;lega per il proporzionale&#8221;, che affianchi i Comitati per la Difesa della Costituzione e l&#8217;Associazione dei Giuristi Democratici.<br>2) Il ripristino del testo originale della Costituzione, nelle parti essenziali. Due innanzitutto: il ripristino del testo originale dell&#8217;art. 81 (sfregiato dall&#8217;introduzione del cosiddetto &#8220;pareggio di bilancio&#8221;) e la lotta decisiva contro la cosiddetta &#8220;autonomia differenziata&#8221;. Essa \u00e8, infatti, malvagia derivazione del pessimo nuovo Titolo Quinto della Costituzione, voluto dalle destre secessioniste e dal centrosinistra, che ci ha visto fieri oppositori sin dal primo voto parlamentare. La nostra \u00e8 una battaglia non accentratrice, di opposizione alle autonomie locali, ma di ripristino dello spirito e della lettera dell&#8217;articolo 5 della Costituzione: &#8220;la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali\u2026&#8221;; non quindi la secessione e la creazione di tanti piccoli staterelli regionali guidati da &#8220;cacicchi&#8221; locali. Sarebbe una vera e propria &#8220;secessione dei ricchi&#8221;, come ha argomentato l&#8217;economista Viesti. Il nostro impegno quotidiano all&#8217;interno dei Comitati contro l&#8217;Autonomia Differenziata proseguir\u00e0 con passione e forza di argomentazioni. Anche perch\u00e9 \u00e8 evidente la volont\u00e0 delle destre e di parte del centrosinistra di aprire la strada al presidenzialismo, adducendo che \u00e8 l&#8217;unica struttura costituzionale in grado di realizzare fittiziamente l&#8217;unit\u00e0 di un&#8217;Italia smembrata e priva della sua architettura Repubblicana\/Resistenziale.<br>3) Finalmente, occorre porre mano, anche in sede legislativa, alla &#8220;riforma democratica dei partiti&#8221;. In base all&#8217;articolo 49 della Costituzione: &#8220;tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale&#8221;. Contro i &#8220;partiti del Capo&#8221; e i &#8220;partiti di Stato&#8221;.<br>4) La Costituzione italiana \u00e8 portatrice di un sistema di valori e di fondamenti giuridici ed economici che sono spesso incompatibili con i Trattati europei, fondati su concorrenza e mercato. Riteniamo che, ove esistano contraddizioni, prevalgano le disposizioni della Costituzione italiana.<br>5) Ci batteremo per l&#8217;abrogazione di leggi che consideriamo incostituzionali: a partire dalla legge Bossi\/Fini contro i migranti, alla legge Minniti\/Orlando, alla legge Salvini, che va abrogata nella sua totalit\u00e0, quindi anche nella sezione che riguarda la prevenzione e repressione del conflitto sociale. Rinnoviamo quindi la nostra radicale opposizione all&#8217;esistenza di strutture di detenzione amministrativa per migranti (Cpr), e a ogni forma di gestione della presenza migrante, attraverso strumenti di polizia, uso di legislazioni speciali, normative che di fatto non obbediscono all&#8217;Art 3 della Costituzione. Di fronte ai drammi quotidiani, a cui il governo partecipa con demagogico cinismo, riteniamo urgente l&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 10 della Costituzione sull&#8217;asilo, corredato da politiche congrue di accoglienza e non condannate, come da sempre avviene, a gestioni emergenziali, spesso opache. E&#8217; un atto di incivilt\u00e0 xenofoba la non approvazione della legge sulla cittadinanza (ius culturae), peraltro insufficiente e che garantisce solo in parte chi \u00e8 nato e cresciuto in Italia. In tal senso, va riproposta la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo, che garantisce il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni amministrative: la civilt\u00e0 giuridica ed umana vive sotto il ricatto delle destre razziste, ma anche della demagogia populista del M5S (&#8220;le ONG sono i taxi del mare&#8221; secondo la vergognosa frase di Di Maio) e dell&#8217;opportunismo del PD.<br>6) Ci battiamo per la laicit\u00e0 dello Stato in un paese in cui pesa ancora l\u2019eredit\u00e0 del clericalismo, dall\u2019ora di religione fino ai medici obiettori. L\u2019unico articolo della Costituzione che pare sia intoccabile \u00e8 quello pi\u00f9 obsoleto e figlio di un contesto storico superato. I neoliberisti hanno manomesso molte parti della carta ma non essendo liberali si sono guardati dal toccare l&#8217;articolo 7. \u201cQuel cappello dell\u2019articolo 7 impedisce all\u2019Italia di essere un Paese laico\u201d, scriveva Lidia Menapace che spiegava: \u201cDei Concordati non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno dopo il Concilio Vaticano II, sono un relitto del passato. (\u2026) il Concordato \u00e8 davvero una pecca in una Costituzione peraltro assai bella\u201d.<br>7) Ci battiamo contro la corruzione, il clientelismo e i privilegi. Nel nostro paese il giusto malcontento popolare \u00e8 stato depistato fin dagli anni \u201990 verso la delegittimazione della democrazia costituzionale e del pubblico, il populismo penale e il qualunquismo antipolitico. Lo stesso \u201ctsunami\u201d del M5S non ha portato al promesso taglio delle retribuzioni dei parlamentari ma a quello del parlamento.<br>8) Dobbiamo contrastare l\u2019anticomunismo e il revisionismo storico che erodono le basi stesse della democrazia costituzionale, le sue radici nella storia del movimento operaio e nell\u2019antifascismo. Il senso comune anticomunista, imposto nell\u2019ultimo trentennio per celebrare la vittoria definitiva del capitalismo liberaldemocratico, in realt\u00e0 ha contribuito a rilegittimare l\u2019estrema destra. La risoluzione del parlamento europeo che ha equiparato comunismo e nazismo \u2013 votata anche dai partiti di centrosinistra e dal PD \u2013 costituisce una pagina assai grave di uso distorto e persino falso della storia. E\u2019 questo il clima in cui un partito che reca nel simbolo la fiamma del neofascismo oggi si sente legittimato a depositare una proposta di legge per la messa al bando del comunismo.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><a href=\"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/xi\/2021\/06\/26\/tesi-indice\/\">Indice<\/a><\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 siamo comuniste e comunisti, lottiamo per l&#8217;alternativa di sistema. 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