{"id":1241,"date":"2022-09-05T11:13:20","date_gmt":"2022-09-05T11:13:20","guid":{"rendered":"https:\/\/antifascismo.ipertesti.it\/?p=1241"},"modified":"2022-12-01T12:34:26","modified_gmt":"2022-12-01T12:34:26","slug":"2-6-lo-squadrismo-degli-anni-60-70","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/1241\/","title":{"rendered":"2.6 Lo squadrismo degli anni &#8217;60-&#8217;70"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-bfbd5b61 wp-block-group-is-layout-constrained\" style=\"border-style:dotted;border-width:1px;padding-top:16px;padding-right:16px;padding-bottom:16px;padding-left:16px\">\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Ascolta il capitolo<\/h6>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-audio\"><audio controls src=\"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_06.mp3\"><\/audio><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>A Milano<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo nella Milano del 1975. Il ventiseienne Alberto Brasili sta passeggiando con la fidanzata Lucia Corna nelle vie del centro. Brasili, barba e capelli lunghi, indossa l\u2019eskimo, l\u2019indumento simbolo della contestazione giovanile, sintomo quasi certo di militanza attiva a sinistra. All\u2019angolo tra piazza San Babila e via Mascagni stacca da un palo della luce un adesivo elettorale del Movimento Sociale Italiano. Il gesto \u00e8 sufficiente ad attirare l\u2019attenzione di cinque neofascisti che in quel momento stanno uscendo da un bar di corso Vittorio Emanuele. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brasili viene ucciso con 5 pugnalate, mentre la fidanzata scampa la morte solo perch\u00e9 una delle coltellate inferte manca di pochi centimetri il cuore. \u201cLi ho sentiti arrivare quando erano ormai alle nostre spalle\u200a \u2013 \u200aha raccontato in seguito Lucia Corna\u200a \u2013 \u200ae ho visto luccicare le lame dei coltelli. Uno dei cinque mi ha afferrata e ha cominciato a colpirmi mentre gli altri si accanivano su Alberto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Non \u00e8 la prima morte violenta per mano dei \u201csanbabilini\u201d\u200a \u2013 \u200aneologismo coniato dai cronisti di nera del tempo usato per indicare i giovani fascisti che popolano piazza San Babila, a pochi passi dal duomo di Milano\u200a. \u00c8 per\u00f2 un omicidio dal peso particolare: colpisce per la futilit\u00e0 del pretesto. L\u2019anno seguente il regista Carlo Lizzani ne trae un film, non senza tentativi di sabotaggio da parte dei fascisti, dal titolo <em>San Babila ore 20: un delitto inutile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1968 il senatore del MSI Gastone Nencioni affitta un locale in Corso Monforte, e ne fa la sede del movimento giovanile della destra radicale \u201cGiovane Italia\u201d, San Babila diventa il fortino dell\u2019estrema destra milanese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;L\u2019estrazione sociale dei neofascisti che dalla loro roccaforte progettano attacchi violenti con modalit\u00e0 squadrista \u00e8 perlopi\u00f9 borghese, con una forte componente della \u201cMilano bene\u201d, anche se non mancano proletari. Pure dal punto di vista ideologico i sanbabilini sono un gruppo eterogeneo. Sotto l\u2019etichetta generica di \u201cestrema destra\u201d coesistono posizioni distanti, quando non contraddittorie. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 rilevante la componente &#8220;evoliana\u200a&#8221; \u2013 \u200ache si ispira cio\u00e8 a Julius Evola, filosofo che unisce l\u2019antisemitismo e il razzismo ad una visione del mondo caratterizzata dalla magia e dall&#8217;occulto. C\u2019\u00e8 chi si dichiara tradizionalista cattolico e chi non ha remore nel definirsi nazional-socialista. Anche sull\u2019influenza statunitense i giovani fascisti hanno opinioni diverse: la componente filo-atlantista si contrappone a quella che vede negli Stati Uniti il pi\u00f9 grande nemico del popolo italiano, sostenitore di un materialismo nocivo al bene della nazione e dell\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Ci\u00f2 che permette a un coacervo di individui con uno spettro ideologico cos\u00ec ampio di non implodere e mantenersi unito in un solo fronte \u00e8 il comune ripudio del comunismo e il ricorso sistematico alla violenza come modus operandi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rifiuto della cultura sessantottina si manifesta anche esteticamente. Al fenomeno dei \u201ccapelloni\u201d e dell\u2019eskimo, \u201cdivisa\u201d classica del militante di sinistra, si contrappone quella del sanbabilino: occhiali a goccia, stivaletti a punta, jeans, giubbotto militare o giacca in pelle. L\u2019abbigliamento non \u00e8 solo un fatto esteriore, ma determina l\u2019appartenenza a uno schieramento politico e l\u2019aderenza ai valori di cui quello schieramento si fa portatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli inizi degli scontri violenti risalgono per\u00f2 a qualche anno prima. Uno dei primi episodi riguarda un comizio tenuto in piazza San Babila il 16 marzo del 1969 dal MSI, in nome di un ritorno alla normalit\u00e0 negli atenei occupati dalla sinistra studentesca. Il clima si scalda quando la componente giovanile della militanza missina decide di dare il via a un corteo non autorizzato al grido di \u201cAll\u2019armi siam fascisti!\u201d che culmina in uno scontro violento con le forze dell\u2019ordine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Solo un anno dopo, in seguito agli ennesimi scontri tra fascisti e forze dell\u2019ordine, la sede di Corso Monforte della Giovane Italia si vede costretta e chiudere i battenti. Ci\u00f2 non determina per\u00f2 la fine della San Babila nera, e anzi proprio nel biennio 1972-1973 gli scontri si fanno sempre pi\u00f9 frequenti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel febbraio 1972 hanno luogo una serie di attentati dinamitardi che colpiscono vari punti simbolici della sinistra milanese, tra cui la sezione del PCI \u201cAldo Sala\u201d e la sede del quotidiano &#8220;L\u2019Unit\u00e0&#8221;. Gli atti terroristici vengono rivendicati dalle SAM\u200a \u2013 Squadre d\u2019Azione Mussolini\u200a \u2013 \u200ain cui militano i camerati di San Babila.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco dopo la sede del partito comunista marxista-leninista di via Farsaglia viene data alle fiamme.&nbsp;A fine gennaio, dopo il funerale di uno studente di sinistra ucciso da un agente, le strade della citt\u00e0 si infiammano di cortei e manifestazioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al tentativo di un gruppo di manifestanti di attaccare la roccaforte sanbabilina, i giovani fascisti rispondono con le armi da fuoco. Il clima \u00e8 ormai quello di una citt\u00e0 sull\u2019orlo della guerra civile e piazza San Babila \u00e8 sempre pi\u00f9 simile a una trincea.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il &#8220;gioved\u00ec nero&#8221; di Milano<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio pi\u00f9 significativo \u00e8 per\u00f2 quello ricordato come \u201cil gioved\u00ec nero di Milano\u201d. \u00c8 il 12 aprile 1973, e i principali esponenti del MSI hanno organizzato un corteo contro la sinistra. Il giorno stesso, tuttavia, il prefetto Libero Mazza proibisce ogni genere di manifestazione pubblica fino al 25 aprile. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I neofascisti non accettano il divieto. Alle 17.30 piazza San Babila \u00e8 invasa di bandiere tricolori e vessilli fascisti. La tensione sale improvvisamente. Un agente, colpito da un oggetto, chiude istintivamente lo scudo verso di s\u00e9. Ci\u00f2 che il poliziotto preme contro il suo petto non \u00e8 per\u00f2 un semplice corpo contundente, ma una bomba a mano Srcm-35 che esplode uccidendolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019anno seguente, a pochi giorni dal verdetto del processo contro i colpevoli del gioved\u00ec nero, Brasili perde la vita per aver staccato un manifesto fascista da un palo della luce. La morte del giovane di sinistra (da cui siamo partiti) non \u00e8 quindi un episodio isolato: \u00e8 piuttosto il risultato a cui ha condotto un clima di terrore e violenza covato per anni in un ambiente pericoloso. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioved\u00ec nero di Milano segna un punto di non ritorno per i sanbabilini. Il fortino perde lentamente la sua valenza simbolica e una parte dei fascisti che lo popolavano va ad ingrossare le file del terrorismo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div id=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-26432cd9\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion exclusive is-style-boxed\">\n<details class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item\"><summary class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item__title\"><div><strong>Materiali: Per ricordare. I nomi dei compagni uccisi da polizia e\/o fascisti a Milano<\/strong><\/div><\/summary><div class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><strong>A cura di Federico Federici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns has-text-align-left is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-f56f613f wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<ul class=\"wp-block-list\" style=\"font-size:15px\">\n<li><em>Giovanni Ardizzone<\/em>\u200b, ventuno anni, ucciso nel centro di Milano&nbsp; il 27 ottobre 1962 da una delle tante camionette della Celere scagliate contro una manifestazione popolare per la pace, in&nbsp; occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro i&nbsp; pericoli di guerra e in solidariet\u00e0 con il popolo cubano.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Giuseppe Pinelli<\/em>, ferroviere anarchico ucciso nei locali della Questura di Milano il 15-12-1969.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Saverio Saltarelli<\/em>, \u200bventitre anni, lavoratore-studente a Giurisprudenza emigrato da Pescasseroli (Aq) a Milano, dove viene ucciso il 12 dicembre 1970 nel primo anniversario della strage di Piazza Fontana. \u00c8 colpito in pieno petto da un candelotto lacrimogeno, sparato da pochi metri ad altezza d&#8217;uomo da un reparto di polizia, che continua l&#8217;attacco a un corteo anarchico fin nei pressi dell&#8217;Universit\u00e0 Statale contro un presidio antifascista del Movimento Studentesco.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Roberto Franceschi, <\/em>ventuno anni, studente alla Bocconi, \u00e8 ucciso davanti la sua universit\u00e0 da uno dei numerosi colpi di pistola sparati alle spalle da un reparto di polizia, presente per impedire&nbsp; che studenti di altri istituti e lavoratori partecipassero a una&nbsp; assemblea aperta. Colpito a morte, spira la sera del 23 gennaio 1973 dopo sette giorni di agonia.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Claudio Varalli,<\/em> diciassette anni, studente del I. T. Turismo. Il 16 aprile 1975, mentre torna con altri compagni da una manifestazione per il diritto alla casa (contro lo sgombero effettuato in mattinata della casa albergo occupata), viene ucciso a Milano in piazza Cavour da un fascista che insieme ad altri esplode numerosi colpi di pistola.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Giannino Zibecchi<\/em>, ventisette anni, insegnante di educazione fisica, viene travolto e ucciso da un camion dei&nbsp; carabinieri il 17 aprile 1975. \u00c8 il giorno successivo l&#8217;uccisione di Claudio Varalli e a Milano, come in tutta Italia, vi sono grandi mobilitazioni antifasciste. La protesta si sposta successivamente verso la sede provinciale del MSI e qui nascono scontri con le forze di polizia. Mentre la situazione appare tornata tranquilla, una colonna di camion dei carabinieri piomba in Corso XXII Marzo a grande velocit\u00e0 sui manifestanti e Giannino muore orribilmente schiacciato.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Alberto Brasili<\/em>\u200b, diciannove, lavoratore studente, frequenta l&#8217;ultimo anno dell&#8217;Istituto Tecnico &#8220;Settembrini&#8221;. La sera del 25 maggio 1975 insieme alla fidanzata \u00e8 assalito alle spalle da numerosi fascisti provenienti da piazza San&nbsp; Babila: lo vogliono colpire per un suo precedente gesto di disapprovazione verso un manifesto fascista, per l&#8217;eskimo e i capelli lunghi. Il compagno Brasili \u00e8 stato assassinato dai fascisti con colpi di coltello. Inseguito fino a via Mascagni \u00e8 qui colpito&nbsp; ripetutamente, muore per un colpo al cuore mentre la fidanzata \u00e8&nbsp; ferita gravemente.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Gaetano Amoroso, <\/em>ventuno anni, studente-lavoratore, frequenta l&#8217;ultimo anno dell&#8217;Istituto arti grafiche del Castello Sforzesco, che oggi porta il suo nome. La sera del 27 aprile 1976 \u00e8 aggredito alle spalle da almeno otto fascisti, noti picchiatori, usciti dalla vicina sede MSI di via Guerrini. Caduto a terra viene ripetutamente accoltellato da pi\u00f9 fascisti e muore tre giorni dopo in ospedale; due altri compagni sono feriti gravemente. &#8211;<em>Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli<\/em>, diciotto anni entrambi, sono giovani di sinistra impegnati nel Centro sociale Leoncavallo a Milano. Lorenzo, detto Iaio, frequenta l&#8217;Istituto professionale Settembrini dove ha iniziato la sua attivit\u00e0 politica col Coordinamento degli Istituti professionali. Fausto frequenta il Liceo&nbsp; artistico di via Hayeek&nbsp; e proprio nel Centro sociale Leoncavallo&nbsp; ha avuto le sue prime esperienze di attivit\u00e0 politica. I due compagni sono attivi e apprezzati nel Centro, dove lavorano in iniziative di aggregazione culturale, sportiva, lavorativa. Erano anche impegnati iniziative contro lo spaccio della droga.&nbsp;La loro uccisione apparve subito un&#8217;esecuzione preordinata. Nessuno sar\u00e0 individuato e condannato per il duplice delitto.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/details>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-full is-resized animated slideInUp delay-200ms\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/antifascismo.ipertesti.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Fascisti-San-Babila.jpg\" alt=\"Immagine a colori di un gruppo di fascisti marciano inquadrati militarmente a San Babila.\" class=\"wp-image-1247\" width=\"300\" height=\"200\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fascisti marciano inquadrati militarmente a San Babila.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>A Roma<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella Capitale, i fascisti avevano sempre goduto di una solida base di consenso, genericamente anticomunista, ma pronta a fornire su richiesta i voti alla destra, quei voti che avevano contribuito a rendere il MSI il terzo partito della Capitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricordo degli scioperi studenteschi degli anni Cinquanta in favore di \u201cTrieste, Istria e Dalmazia italiane\u201d o contro l\u2019invasione sovietica dell\u2019Ungheria, erano negli anni \u201970 ancora vivi nella testa dei caporioni missini che avevano mal digerito lo spostamento a sinistra dei giovani romani, iniziato a met\u00e0 anni sessanta e uscito sempre pi\u00f9 rafforzato dall\u2019esperienza del \u201968.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019avanzata del PCI, l\u2019impegno di migliaia di giovani nelle scuole e nei quartieri, mai coinvolti prima nella politica, aveva infatti profondamente mutato gli equilibri nella citt\u00e0. Questo per i vertici del partito di Almirante non era tollerabile, l\u2019indicazione lanciata ai propri militanti era quella di contendere fisicamente alla sinistra il terreno politico, agendo sistematicamente e militarmente nei quartieri e nelle scuole, ovunque esistessero situazioni di intervento politico dei compagni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa strategia si rifletteva nella presenza dei fascisti sul territorio di Roma, citt\u00e0 composita per connotazione sociale e orientamento politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nelle citt\u00e0 del Nord, circondate da un hinterland tradizionalmente schierato a sinistra, c\u2019erano gli operai pronti a scendere in citt\u00e0 per bilanciare il peso politico di un centro cittadino borghese e tendenzialmente conservatore, Roma si presentava con una connotazione geopolitica a \u201cmacchia di leopardo\u201d, con zone popolari schierate a sinistra confinanti con altre di opposto segno politico, in centro citt\u00e0 come verso i quartieri pi\u00f9 periferici. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esistevano zone interdette per la sinistra, dove la lunghezza dei capelli poteva costarti se andava bene una sprangata, con una contrapposizione fisica ad alta intensit\u00e0, che per reazione indirizzava il sentimento antifascista verso una pratica militante quotidiana. Oltre che nelle zone tradizionalmente \u201cnere\u201d (Parioli, Balduina, Trieste, Vigna Clara, Eur, Piazza Bologna) il MSI teneva aperte sezioni anche nei quartieri popolari, usandole come avamposti militari per spedizioni punitive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con gli stessi fini tenevano aperte le sedi del Fronte della Giovent\u00f9 e del FUAN poste strategicamente in prossimit\u00e0 dei Licei politicamente pi\u00f9 attivi e dell\u2019universit\u00e0 La Sapienza. Ad agire i professionisti del pestaggio, picchiatori sperimentati, uomini fatti e non solo pischelli esaltati, spesso armati di pistola, ex-repubblichini di Sal\u00f2, a volte mercenari reclutati tra i disoccupati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo clima di contrapposizione, la garanzia dell\u2019agibilit\u00e0 politica a scuola come nel quartiere era per tutti i compagni stimolo all\u2019organizzazione, la pratica antifascista da reazione spontanea necessaria si trasformava in iniziativa militante, portando nell\u2019intervento politico quotidiano la parola d\u2019ordine della \u201cMessa Fuori Legge del MSI\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le Universit\u00e0, e in particolare quella di Roma, erano teatro di ricorrenti azioni squadristiche, sempre tollerate da PS e Rettore<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 27 aprile 1966, mentre si svolgevano le elezioni per gli organismi rappresentativi, una squadraccia (composta da personaggi tutti ben noti alla polizia) assal\u00ec per l&#8217;ennesima volta gli studenti sulla scalinata della Facolt\u00e0 di Lettere. Un giovane di 19 anni, colpito duramente, svenne e precipit\u00f2 nel vuoto trovando la morte. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era Paolo Rossi, studente di Architettura, dell&#8217;UGI<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, gi\u00e0 socialista e boy scout. I fascisti e la stampa di destra (sostenuti dal Rettore del tempo) cercarono di presentare Paolo come un malato di epilessia che sarebbe caduto da solo, ma per loro sfortuna la famiglia di Paolo (il padre era stato partigiano nei cattolici-comunisti) pot\u00e9 dimostrare, certificati e foto alla mano, che Paolo non solo era sanissimo ma era anche alpinista e impegnato come studente di Architettura nel fare foto arrampicandosi sui campanili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ai funerali di Paolo Rossi, il prof. Walter Binni, antifascista e gi\u00e0 membro dell&#8217;Assemblea Costituente, tenne un memorabile discorso, a cui segu\u00ec l&#8217;occupazione dell&#8217;Universit\u00e0, che ebbe fine solo dopo aver ottenuto le dimissioni del Rettore Papi e la rimozione del Commissario di PS.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div id=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-3835599d\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion exclusive is-style-boxed\">\n<details class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item\"><summary class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item__title\"><div><strong>Materiali: L&#8217;orazione funebre del prof. Binni al funerale di Paolo Rossi<\/strong><\/div><\/summary><div class=\"wp-block-themeisle-blocks-accordion-item__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><strong><em>Orazione funebre per Paolo Rossi, pronunciata a Roma il 30 aprile 1966.<\/em><\/strong><a id=\"_ftnoref1\" href=\"#_ftno1\"><strong><sup>[1]<\/sup><\/strong><\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-f56f613f wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\" style=\"font-size:15px\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo accompagnato la salma di Paolo Rossi nel suo ultimo percorso verso la tomba, abbiamo gi\u00e0 vissuto e sofferto il momento del distacco delle sue spoglie, il momento del \u201cmai pi\u00fa\u201d che lascia ogni uomo incredulo, e impersuaso, colmo di dolore di fronte alla cesura inesorabile della morte, alla perdita della persona irripetibile, fonte del nostro inesausto rimpianto, della nostra non accettazione di un \u201cfatto\u201d di cui nessuna saggezza, nessuna fede possono effettivamente, interamente dar ragione e consolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Rossi non \u00e8 pi\u00fa qui con i suoi amici, con i suoi compagni, con i suoi genitori, con la sua sorella. Non sar\u00e0 pi\u00fa, come poteva e doveva essere, per la sua et\u00e0 e vitalit\u00e0, diretto promotore di incontri, di amore, di colloquio, di opere, di atti di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Egli scompare dalla terra nell\u2019et\u00e0 della primissima giovent\u00fa, quando egli pi\u00fa ardentemente si apriva alacre e puro, originale e creativo, agli impegni pi\u00fa intensi della cultura, dell\u2019arte, della societ\u00e0, a cui era chiamato, e gi\u00e0 partecipava, dalle sue native qualit\u00e0 e dall\u2019educazione alta, esemplare, aperta, e serenissima che aveva avuto dai suoi genitori. Enzo e Tina, artisti e persone di altissima sensibilit\u00e0 intellettuale e morale, i miei cari amici degli anni di una giovent\u00fa tormentata e illuminata dalla Resistenza al fascismo e al nazismo (quando essi furono combattenti per la libert\u00e0) e dalle indimenticabili e brevi speranze della Liberazione, nella nostra citt\u00e0 di Perugia, alla cui bellezza profonda e severa, al cui paesaggio spontaneo e luminoso la mia mente commossa non pu\u00f2 non associare quei ricordi lontani, e l\u2019affetto per quel giovane umbro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla citt\u00e0 natale Paolo era venuto ancora bambino a Roma e qui era cresciuto fra i primi studi e la scelta decisiva dello studio dell\u2019arte e dell\u2019architettura che lo port\u00f2, all\u2019inizio di questo anno accademico, sui 19 anni, ad iscriversi alla Facolt\u00e0 di architettura, dove frequentava, con avidit\u00e0 di cultura e con rigore intransigente di appassionato e lucido giudizio, le lezioni di Zevi, e di Quaroni, che sarebbero stati i suoi maestri liberi e congeniali e che ora lo piangono insieme agli amici e agli estimatori di lui e dei suoi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo, a Roma fin da ragazzo, aveva associato allo studio, all\u2019amore profondo dell\u2019arte di cui avidamente seguiva tutte le manifestazioni, nella letteratura, nel teatro, nella musica, anche l\u2019amore per l\u2019attivit\u00e0 sportiva che aveva contribuito a rendere particolarmente vigoroso il suo corpo snello ed elegantissimo, e che aveva variamente esercitato insieme al suo bisogno di vita associativa nello scoutismo cattolico. Cos\u00ed come lo ricordano anche quei padri canadesi della sua parrocchia e della sua associazione, i quali hanno voluto spontaneamente e pubblicamente ricordare, in questi giorni tristissimi, accanto alle sue qualit\u00e0 morali e intellettuali, anche la sua robustezza e prestanza, di contro ai turpi tentativi di spiegare la sua tragica morte come dovuta a malattia e a debolezza fisica e nervosa, assurda in chi, sciatore e rocciatore, sarebbe stato colto da capogiro e vertigine su di un muretto alto pochi metri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forte e padrone delle sue forze fisiche e morali, Paolo viveva intensamente il frutto della sua natura e della sua educazione familiare, in un costume di lealt\u00e0 assoluta, di chiarezza mentale e morale, di volont\u00e0 e coraggio di verit\u00e0, su cui egli aveva fondato anche la sua religiosit\u00e0 aperta e spregiudicata. N\u00e9 questa, in lui cos\u00ed autentica e ricca di prospettive di svolgimenti e di ampliamenti culturali, gli aveva in alcun modo precluso scelte politiche decise nel campo democratico di sinistra fino alla sua iscrizione alla Federazione giovanile socialista, in cui egli intendeva portare e realizzare \u2013 anche con salutare e giovanile impazienza e irrequietezza \u2013 il suo bisogno di lotta per la giustizia sociale di tutti e per tutti, per la libert\u00e0 di tutti e per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi ultimi mesi, nel contatto con l\u2019universit\u00e0 e con le offerte culturali pi\u00fa valide e aperte, egli si veniva rapidamente maturando sempre meglio, unendo e articolando le sue esigenze di impegno culturale e politico che lo avevano coerentemente portato a prendere subito posizione nelle associazioni studentesche democratiche coerenti alla sua prospettiva socialista, a partecipare ad una lotta decisa \u2013 pur nel suo bisogno profondo di apertura, di persuasione, di rifiuto di ogni forma di violenza e faziosit\u00e0 \u2013 contro le forze dell\u2019incultura, della rozzezza mentale e morale, del terrorismo teppistico, con cui egli si trov\u00f2 subito in netto, intransigente contrasto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, nell\u2019apertura pi\u00fa luminosa della sua giovane vita, nell\u2019impegno dell\u2019esercizio pi\u00fa attivo ed intero della sua purezza morale, della sua intelligenza, della sua fantasia fervida, egli \u00e8 stato violentemente, bruscamente, drammaticamente, strappato alla vita, al futuro, agli amici, ai compagni, ai maestri, ai genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nulla ci pu\u00f2 ripagare della sua scomparsa, della perdita della sua presenza sensibile, su cui, chi lo conobbe e anche chi solo lo ha, in questi giorni, \u00abconosciuto\u00bb nelle fotografie e nella descrizione degli amici, ha lungamente e tristemente fantasticato, vagheggiando affettuosamente i tratti puri, l\u2019inclinazione e il taglio del suo volto lieto e pensoso, intelligente e intensamente serio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora egli e noi siamo stati privati di tutto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non dal caso, da un incidente fortuito, secondo una vile riduzione della sua morte e del significato di questa, a cui ci opponiamo con tutte le forze del nostro sdegno e del nostro disprezzo morale, umano, civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 altrimenti saremmo qui riuniti in una vastissima assemblea di docenti, studenti di Roma e del resto d\u2019Italia, uomini di cultura, lavoratori, uomini politici, parlamentari di tutti i partiti antifascisti, fino al vicepresidente del Consiglio Pietro Nenni, al segretario del Partito socialista De Martino, i quali questa sera visiteranno ufficialmente le facolt\u00e0 occupate?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 altrimenti tutte le facolt\u00e0 di architettura d\u2019Italia sarebbero chiuse e tante universit\u00e0 chiuse od occupate con la bandiera a lutto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 altrimenti la parte migliore e pi\u00fa vera dell\u2019Italia sarebbe qui presente o realmente o attraverso messaggi e manifestazioni che si svolgono contemporaneamente in tante altre citt\u00e0 italiane?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 allora il Paese sarebbe, com\u2019\u00e8 noto, scosso da un moto profondo di dolore, di collera, di protesta, di volont\u00e0 di lotta, in uno di quei rari momenti della verit\u00e0 e della coscienza, che contano pi\u00fa della politica pratica e che sono le radici profonde della stessa politica e della stessa azione concreta?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, perch\u00e9 \u00e8 morto Paolo Rossi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anzitutto perch\u00e9 egli era un giovane democratico e antifascista, e in Italia, dopo la Liberazione, da tempo muoiono violentemente solo i democratici e gli antifascisti! Tale sua qualit\u00e0 lo designava insieme agli altri giovani democratici antifascisti alle aggressioni brutali, alla abbietta volont\u00e0 distruttiva di quei gruppi di azione squadrista che da tempo agiscono indisturbati e incoraggiati nell\u2019Universit\u00e0 di Roma esercitando, con pertinace bestialit\u00e0, quel costume di violenza, ancora pubblicamente difeso e propagando fino in Parlamento&nbsp;da quei tetri straccioni intellettuali e morali che danno l\u2019avvio ai giovani teppisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Straccioni e teppisti e, a livello pi\u00fa profondo, sventurati che cercano con l\u2019attivismo squadrista e la violenza, di compensare la loro incapacit\u00e0 a vivere nella dimensione e nella misura degli uomini veri, essi che non hanno nulla capito della vita e della storia, nulla della civilt\u00e0, nulla dell\u2019umanit\u00e0, di cui essi rifiutano e spezzano i vincoli profondi, nulla delle parole inutilmente rivolte loro da chi si sforza (e con quanta fatica e ripugnanza!) a volerli considerare pur uomini, a proporre loro una superiore legge di discussione, di rispetto&nbsp;dell\u2019avversario, invece della sua distruzione fisica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Paolo \u00e8 morto anche perch\u00e9 troppo grande \u00e8 la sproporzione, la tragica sproporzione del nostro Paese fra una maturazione vasta di ideali democratici e una prassi di avversione, o quanto meno di diffidenza a questa, l\u00e0 dove essi dovrebbero essere tutelati e difesi contro i velenosi frutti della educazione alla violenza. Perch\u00e9 troppa \u00e8 la distanza fra la Costituzione nata dalla Resistenza e la mentalit\u00e0 e la pratica dei detentori di strumenti repressivi spesso inadeguati o spesso addirittura contrari al loro scopo costituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa sproporzione, troppo a lungo, troppo a lungo, si \u00e8 persistito, sin nel recente passato, nel costruire quegli strumenti, che dovrebbero funzionare a difesa dei diritti costituzionali dei cittadini e della vita democratica, in maniera decisamente contraria, sostenendo, e a volte incoraggiando e premiando arbitri e sopraffazioni, purch\u00e9 compiuti a danno dei democratici. N\u00e9 ci si pu\u00f2 accontentare delle pi\u00fa recenti buone intenzioni certo interessanti, promettenti, ispirate da coscienza antifascista e democratica, se ad esse non seguono atti concreti e coerenti, di cui l\u2019attuale governo democratico ha non solo tutte le possibilit\u00e0, ma anche il dovere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto pi\u00fa generale la morte tragica di Paolo Rossi deriva da una causa pi\u00fa vicina e legata all\u2019Universit\u00e0 di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">So di pronunciare un giudizio gravissimo e durissimo, e come vecchio professore universitario avrei preferito non dover essere stato costretto dai fatti a pronunciarlo come esso \u00e8 e deve essere, cos\u00ed opposto recisamente agli avalli assurdi da parte di chi, per la sua stessa autorit\u00e0 specifica, avrebbe potuto e dovuto almeno attendere di conoscere l\u2019ordine del giorno votato dal Consiglio della Facolt\u00e0 di lettere, il verbale della relativa seduta, le numerose dichiarazioni e testimonianze di docenti, studenti, parlamentari dei partiti di opposizione e di governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019ordine del giorno e quelle dichiarazioni denunciano fra le responsabilit\u00e0 del tragico avvenimento, un modo di governo di questa Universit\u00e0 e un uomo di cui non intendo qui fare il nome, perch\u00e9 esso macchierebbe, con la sua vicinanza, quello del giovane morto per l\u2019aggressione fascista e per le possibilit\u00e0 ad essa concesse da quel detentore del potere universitario romano. Di quell\u2019uomo non si sa se pi\u00fa condannare l\u2019incoscienza e l\u2019imprevidenza o la cosciente faziosit\u00e0, l\u2019assenza o la presenza negativa in queste tragiche giornate, quando egli, oltretutto, non ha neppure considerato doveroso di venir di persona sul luogo della tragica vicenda, non ha ritenuto doveroso e umano di prendere diretto contatto con i genitori di Paolo, di recarsi dove un suo studente agonizzava e moriva a causa dell\u2019aggressione fascista e viceversa si \u00e8 preoccupato, con gesto inaudito nella storia dell\u2019Universit\u00e0 italiana, di chiamar subito la polizia per invitarla a sgomberare con la forza (come purtroppo la polizia ha fatto e poteva non fare) la Facolt\u00e0 di lettere occupata pacificamente da studenti e docenti. E poi non si \u00e8 vergognato di rilasciare ad una stampa compiacente ed interessata dichiarazioni patentemente false e insultanti per la memoria della vittima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019uomo, dico, \u00e8 certamente da un punto di vista morale e non solo morale responsabile della morte di Paolo Rossi. Egli ne ha preparato la morte con infiniti atti di assenza e di presenza negativa, con l\u2019incoraggiamento dato ai gruppi violenti e anticostituzionali, lasciandoli liberi di provocare e aggredire gli studenti democratici e inermi, di insultare docenti ed uomini del pi\u00fa alto valore morale ed intellettuale, tollerando e difendendo la presenza di scritte anticostituzionali in locali da lui controllati, rifiutando di prendere nella dovuta considerazione denunce precise degli organismi studenteschi democratici, proteste di illustri docenti, lasciate spesso villanamente senza risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quale meraviglia allora se in questo clima da lui creato si poteva giungere alla tragica morte di uno studente democratico?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, quale meraviglia, se neppure una tragedia simile \u00e8 bastata a far comprendere a quell\u2019uomo i suoi doveri e \u2013 una volta che ancora questi venivano da lui ignorati \u2013 a fargli comprendere l\u2019elementare necessit\u00e0 di abbandonare un posto cos\u00ed indegnamente occupato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dolore, sdegno, protesta, si fondono e convergono di nuovo nella memoria bruciante e nell\u2019omaggio che rendiamo alla giovane vittima che abbiamo accompagnato verso la tomba. Vittima inerme e pure non inconscia delle ragioni e degli ideali che l\u2019hanno condotta a morte, Paolo credeva e voleva che il mondo&nbsp;fosse liberato da ogni oppressione, fosse pi\u00fa aperto, pi\u00fa puro, pi\u00fa degno degli uomini veri. E perci\u00f2 prendeva posizioni ed impegni con se stesso e con gli altri. E, poich\u00e9 era studente, riteneva suo dovere lottare per un rinnovamento profondo dell\u2019universit\u00e0. E poich\u00e9 era studente a Roma, riteneva suo dovere anzitutto lottare contro la vergogna della violenza fascista in questa Universit\u00e0. Per questo (e non per un\u2019impossibile consolazione ai suoi genitori, a cui ci stringiamo affettuosi e fraterni, pregandoli solo di sentire il grande amore che sale verso di loro da tutti noi, la riconoscenza nostra per avere dato vita ed esempio ad un giovane di cos\u00ed alte qualit\u00e0) noi intendiamo salutare Paolo Rossi, non solo con un rimpianto profondo, ma con un impegno virile e civile. Egli stesso, per la sua vita e per la sua morte, non ci chiede tanto onoranze e rimpianto (nessuno di noi lo dimenticher\u00e0 mai, lo avremo presente nelle ispirazioni pi\u00fa alte della nostra vita) quanto ci chiede \u2013 anzi comanda \u2013 con la voce assoluta dei morti (i morti non si possono tradire, non si possono smentire, non si possono abbandonare alla morte e alla solitudine del sepolcro), ci comanda un impegno coerente al significato della sua vita e della sua morte. Ci comanda di essere fatto vivere da noi nella nostra azione costante e indomabile per i suoi e i nostri ideali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019azione concreta, coraggiosa, intesa a far s\u00ed che Paolo sia l\u2019ultima vittima di una situazione assurda e vergognosa, a far s\u00ed che, intanto e subito, questa Universit\u00e0 sia resa pulita e decente, a far s\u00ed che tutta l\u2019universit\u00e0 italiana abbia una vita interamente democratica, sicura, degna, e che ci\u00f2 trovi posto in una energica trasformazione democratica di ogni aspetto della vita del nostro paese; poich\u00e9 la lotta per l\u2019universit\u00e0 non \u00e8 che una parte della nostra lotta per il rinnovamento del nostro paese. Questo impegno viene qui preso da quanti qui siamo riuniti. Ma soprattutto, pensando a Paolo io mi rivolgo ai giovani, agli studenti. Essi sono il nostro futuro (quel futuro che Paolo portava in s\u00e9 e che gli \u00e8 stato crudelmente negato), essi sono la nostra virile speranza (quella speranza che \u00e8 stata atrocemente recisa nella vita di Paolo), essi sono coloro che porteranno pi\u00fa avanti nel tempo la prosecuzione di questa nostra lotta: una lotta democratica, coerente ai metodi e ai fini della democrazia, decisissima nella scelta di ci\u00f2 che rende degna la vita degli uomini e nel rifiuto di tutto ci\u00f2 che la deturpa, la contamina e la rende peggiore della morte.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:13px\"><a id=\"_ftno1\" href=\"#_ftnoref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Da \u00abMondo Operaio\u00bb, n. 4, 1966.<\/p>\n<\/div><\/details>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu il vero inizio del movimento studentesco a Roma, due anni prima del &#8217;68. L&#8217;istruttoria per quell&#8217;assassinio si concluse solo il 30 luglio 1968 con una sentenza di \u201comicidio preterintenzionale contro ignoti\u201d: si riconosceva che era stato commesso un \u201cdelitto\u201d anche se restavano sconosciuti gli autori, bench\u00e9 l&#8217;intero pestaggio fosse stato fotografato, e fossero riconoscibilissimi i responsabili.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized animated slideInUp delay-200ms\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/antifascismo.ipertesti.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Omicidio-Paolo-Rossi-1-1024x589.png\" alt=\"Immagine in bianco e nero di un momento del pestaggio che port\u00f2 all'uccisione di Paolo Rossi. Vi \u00e8 una folla e in primo piano sono inquadrate tre persone di profilo. Tra queste vi \u00e8 un poliziotto indifferente verso ci\u00f2 che sta accadendo.\" class=\"wp-image-1251\" width=\"500\" height=\"300\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un momento del pestaggio che port\u00f2 all&#8217;uccisione di Paolo Rossi (1). Si noti l&#8217;indifferenza del poliziotto in primo piano.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-large is-resized animated slideInUp delay-200ms\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/antifascismo.ipertesti.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Omicidio-Paolo-Rossi-2-1024x590.png\" alt=\"Immagine in bianco e nero di un ulteriore momento del pestaggio che port\u00f2 all'uccisione di Paolo Rossi. Sono chiaramente visibili e riconoscibili i volti di molte persone della folla che stanno partecipando attivamente al delitto.\" class=\"wp-image-1252\" width=\"500\" height=\"300\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un momento del pestaggio che port\u00f2 all&#8217;uccisione di Paolo Rossi (2). Riconoscibilissimi i picchiatori.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Almirante con la pennetta sul cappello all&#8217;assalto del Movimento studentesco<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 16 marzo 1968, due settimane dopo la &#8220;battaglia di Valle Giulia&#8221;, nelle prime ore del mattino, un nutrito gruppo di militanti del MSI, guidati dall\u2019allora deputato Giorgio Almirante, tentano un assalto alla Facolt\u00e0 di Lettere della Sapienza, con l\u2019intenzione di bloccare l\u2019occupazione portata avanti dagli studenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-large animated slideInUp delay-200ms\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ereticamente_16marzo68.jpg\" alt=\"Immagine in bianco e nero che ritrae i mazzieri neo-fascisti sulla scalinata della Facolt\u00e0 di Giurisprudenza durante l'assalto del1968. In primo piano \u00e8 riconoscibile la figura di Giorgio Almirante.\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giorgio Almirante alla testa dei mazzieri neo-fascisti sulla scalinata della Facolt\u00e0 di Giurisprudenza durante l&#8217;assalto del 16 marzo 1968.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019assalto seguirono violenti scontri. Particolarmente intensi furono quelli sotto la Facolt\u00e0 di Giurisprudenza, all\u2019interno della quale si erano asserragliati i missini. Gli studenti che cercavano di entrare per cacciare i fascisti forzando gli ingressi ostruiti da mobili e suppellettili vari, vennero fatti bersaglio di un fitto lancio di banchi, cattedre e sedie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio a causa del lancio di un pesante banco venne ferito uno degli esponenti di spicco del movimento, Oreste Scalzone, che riport\u00f2 una frattura alla colonna vertebrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in anni pi\u00f9 recenti numerosi compagni hanno perso la vita a Roma per mano dei fascisti o della polizia. Il 27\u00a0 febbraio 1969 si svolgono grandi manifestazioni contro la presenza di Nixon a Roma. Mentre la PS interviene con grande violenza contro il corteo, i fascisti tentano un assalto contro la Facolt\u00e0 di Magistero occupata, incendiando fra l&#8217;altro il portone dell&#8217;edificio. Nel tentativo di sfuggire, lo studente di Lingue Domenico Congedo precipita da un cornicione e muore; era nato a Monteroni (Le) e aveva 23 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordiamo i loro nomi, in un <a href=\"https:\/\/antifascismo.ipertesti.it\/1393\/\">elenco probabilmente incompleto<\/a><a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:16px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group alignfull has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\" style=\"background-color:#f2f0e9\">\n<div class=\"wp-block-columns alignwide are-vertically-aligned-center is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-f56f613f wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#000000;font-size:18px;line-height:1.1\"><strong><em>Per saperne di pi\u00f9<\/em><\/strong><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:50%\">\n<hr class=\"wp-block-separator has-text-color has-css-opacity has-background is-style-wide\" style=\"background-color:#000000;color:#000000\"\/>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns alignwide is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-f56f613f wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<ul class=\"wp-block-list\" style=\"font-size:16px\">\n<li>S. Ferrari, <em>Ombre nere sulla Repubblica. Il neofascismo italiano. Tappe, percorsi, identit\u00e0<\/em>, Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Brescia, s.d.<\/li>\n\n\n\n<li>C. Armati, <em>Cuori rossi. La storia , le lotte e i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee. Dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra all&#8217;esecuzione di Valerio Verbano e\u00a0 Peppino Impastato, dai caduti del &#8217;77&#8217; alla morte di carlo Giuliani<\/em>, Roma, Newton Compton, 2008.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<ul class=\"wp-block-list\" style=\"font-size:16px\">\n<li>S. Ferrari, <em>12 aprile 1973: il gioved\u00ec nero di Milano. Quando i neofascisti uccisero l&#8217;agente Antonio Marino, <\/em>Roma, Red Star Press, 2016.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Dopo l&#8217;assassinio di Paolo Rossi, furono raccolte le denuncie \u2013 tutte senza esito \u2013 che erano state presentate negli anni: da U. Cattani (1960), da Franco Pacini (1960), da Raffaele Romanelli (1963), da Alberto Calzabini (1964), da Andrea Saraceno (1964), da Gaetano Aldovino (1964), da Claudio Pedrini (1965), dal prof. Lucio Lombardo Radice (due lettere al rettore senza risposta), dal prof. Aurelio Roncaglia (per il ferimento del figlio), da ventisette professori della facolt\u00e0 di Lettere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> L&#8217;organizzazione studentesca di comunisti e socialisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Chiedendo fin d&#8217;ora scusa delle eventuali omissioni, invitiamo i Lettori e le Lettrici a segnalarcele.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascolta il capitolo A Milano Siamo nella Milano del 1975. Il ventiseienne Alberto Brasili sta passeggiando con la fidanzata Lucia Corna nelle vie del centro. Brasili, barba e capelli lunghi, indossa l\u2019eskimo, l\u2019indumento simbolo della contestazione giovanile, sintomo quasi certo di militanza attiva a sinistra. All\u2019angolo tra piazza San Babila e via Mascagni stacca da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"single-no-separators","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-1241","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cap-2"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1241"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1935,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions\/1935"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1241"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1241"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazionecomunista.org\/disposizione-xii\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1241"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}